| commento : | PREFAZIONE
Per poter parlare dell’impressionismo dianoetico è necessario accennare al concetto di “arte”, sinteticamente parlare d’Impressionismo e,alla fine ,altrettanto brevemente, in quanto ancora non ufficiale, illustrare il “leit motiv” della dianoetica.
Ognuno di noi sa che l’arte è intuizione e che,certamente,non è la ragione, per quanto illuminante,che crea la cultura, in senso lato,contribuisce a sostenere ,non ad erigere; l’equivoco, lo spregiudicato,l’ambiguo, il folle ,l’audace ,erige no creando ,non basta il buon senso; nessuna laurea o professione blasonata potrà mai dare un Villon, un Caravaggio,una Deledda o Rinbaud .L’arte ,come affermava Gerolamo Cardano , nasce da una intuizione improvvisa ,fulminante e straordinaria ; essa non potrà mai essere di origine divina in quanto è la più perfetta delle facoltà umane. Lo stesso James Jojce ,rifacendosi alla Summa Theologica di Tommaso D’Aquino ,scrisse che l’arte nasce sempre da una epifania ,che è la visione accecante d’un oggetto ,d’un ambiente , d’una storia ,d’una folgorante intuizione , che si agita in condizione d’un particolare stato di grazia . Nasce cosi l’arte. Nascono cosi le correnti di pensiero.Nasce cosi anche l’impressionismo.
Il nome è dovuto Monet che intitolò una sua veduta di Le Havre: “Impression:soleil levant”.
Questo titolo impressionò tanto il giornalista Louis Leroy che ,volendo schermire i pittori che esponevano il 15/04/1874 in Boulevard des Capucinis, in un suo articolo li defini “ Impressionisti “ ,e cioè quelli che ,invece di rappresentare i fatti reali ,si limitavano ad abbozzare l’impressione fenomenica.
In quella prima mostra figurarono ,Austre, Attendu, Boudin, Bracquemond, Brandon, Bureau, Bazille, Beliard,Cezanne,Cols, Colin, Degas, Desbras,De Nittis, De Molins, Guillaumin, Hapie, Levert, Latounche, Lepin, Legros, Manet, Monet, Morizot, Meyer i Fratelli Otin, Pissaro, Renoir, Sisley, Tissot.
Questi artisti ,con questa esposizione ,segnano il risultato di una ricerca non realistica bensi naturalistica nonché l’inizio di una avventura artistica moderna di grossissimo spessore.
Esso rappresenta l’approfondimento di una nuova visione delle cose fuori d’ogni convenzione tecnicistica o accademica .Propedeutici a tale movimento,già sin dal 1840 ,furono Corot, Rousseau, Daubigny, Troyou, anche se i veri e propri antesignani furono Fautin-Latour,l’americano Wistler eManet.Lo stesso Courbet, sin da giovanissimo, comincia a giocare con larghe masse e contrasti di colore nelle luci.
La campagna, il sole , la luce , elementi di antitesi alla spietata, e inarrestabile evoluzione metropolitana, ritorno alla natura , ai suoi giochi , all’esplosione dei suoi colori, a quei colori che esplodono anche nei cabaret,nei teatrini di provincia o nei grandi teatri, agli ippodromi, nelle piste da ballo.
Campagna , sole, luci: impressioni traslitterate, abbozzate velocemente su tela ,fogli di carta , cartoncini, tovagliato, di taverne o bistrò o strofinacci di locali malfamati di cotone di canapa.
Una natura,nel senso più ampio del termine ,mitizzata dal fiore ai campi ,dal mare ai fiumi e ai laghi ;natura femminile fresca ed abbagliante dalle gambe socchiuse che rinserrano oasi di sensualità o splendide donne
eleganti e superbe, cilindri e pomelli dorati di un aristocrazia dura a morire ed ancora fiacre lustrati a festa e cavalli impennacchiati che si dirigono all’Opera; un mondo dorato e, sotto certi aspetti perverso, che non vuole arrendersi alla scienza incombente e alla tecnica che galoppano e voracemente si avvicinano alla poesia e all’arte in genere.Ma è solo questione di tempo e la scienza verrà in aiuto a questa splendida svolta artistica, vedremo come. Parlavamo di natura.La natura esce mortificata e muore se non rientra nel modulo “en plain air”, tutt’altra cosa rispetto al naturalismo dove l’immagine è obbligata a copiare la natura.
L’opera impressionista deve esaltarsi autonomamente affinché la natura, umana, agreste , metropolitana,attraverso una esposizione ipersensibile ,possa vivere, esistere ed eternarsi con la sua luce.
La pittura del periodo in questione, cioè quello dell’Impressionismo ,si contrappone al quello del Romanticismo identificandolo , in particolare, nei riflessi tonali e non più nel tratto o nel profilo o nel chiaroscuro; ne consegue che la pennellata viene stimolata dall’ “urgenza “ e dalla discontinuità,confronta Pissarro, Gaughin, Manet, Cesanne e quel genio di Corot che meriterebbe un discorso a parte.Un’evoluzione stilistica che, in un certo senso, caratterizzò tutta un’epoca e fu propedeutica alla pittura moderna. L’esaltazione della scienza e della tecnica si muove a grandi passi verso L’essenziale, il risultato pratico ed immediato, coinvolgendo anche grandi menti, pur agnostici per natura, come Delacroix, Gautier, Baudelaire.Il bello nel senso estetico del termine,andava via via a farsi sostituire dal “Vero”; sintomatica è una asserzione di Sainte-Beuve, amico di Manet e di Degas, che stimatizzava :” Il bello, il buon suonato bene,ma sono speciosi. Se avessi un motto, sarebbe il vero, e solo il vero, e che il bello e il buono si arrangiassero come possono”.Gli impressionisti, pur disdegnando la scienza e la tecnica nella loro globalità, s’interessarono,cionondimeno,alle scoperte e alle invenzioni in particolare se riguardavano la composizione dei colori e la struttura della luce;posero puntigliosa attenzione alle scoperte di Bunser e Kirchov (1855) riguardanti lo spettrp cromatico e quindi dello spettroscopio che studiava il fenomeno della polarizzazione della luce per rifrazione .Ma anche un altro grande studio aveva stuzzicato la curiosità nel creativo e nel gusto dell’ “oltre” , al di sopra dell’apparenza ,e cioè quello del chimico Eugene Chevereul e le sue “armonie cromatiche “ attraverso le quali si dava dimostrazione che i colori contigui si influenzavano e si modificavano a vicenda. E non è tutto. Si scoperse che l’ombra rappresentava il colore complementare, mentre quelli del soggetto/oggetto era la retina a fonderli creando tonalità più intense e non solo: l’artificiosa creazione di “alone” riusciva a promuovere l’idea del movimento nel dissolvere la purezza dei profili. Questa breve premessa, sull’originalità della corrente Impressionista, era necessaria per parlare, altrettanto brevemente, di una nuova corrente pittorica di nascita recente, che passa sotto il nome di “Impressionismo Dianoetico “.
Si tratta di uno studio e di ricerca sussurrati, “voci di corridoio “ nelle varie accademie ribelli al “deja-vu”, in particolare Milano e Firenze; non un manifesto, non un capo-scuola, ormai non è più tempo, ma un indirizzo di intento ; un dipingere marcato da contrasti ,.nebulose, stirate di colore per empatia , fantasie ed immaginario senza freni inibitori, distacco dalla terra , un valore preso per mano da Mercurio verso l’incerto,l’assurdo,galassie umanizzate. Non più fiori o mari o campi ma strade inondate di colori, una seconda “natura ,informale, transgenica, meteolitica. Per poterne parlare con più chiarezza prendiamo a prestito o, se volete rubiamo, una frase di Delacroix: “ E’ bene che le pennellate non sono fuse. Essi si fondono naturalmente se viste da una certa distanza per la legge di simpatia che le ha associate. Il colore guadagna così in energia e freschezza”. Stasera osserviamo un pittore attraverso alcune foto d’altrettante sue opere; egli ha acquisito tale nuova corrente artistica senza saperlo, a livello inconscio; e lo vedremo più avanti, in quanto non ha assolutamente idea di ciò che il suo cervello sia riuscito a fare mancandogli la cultura artistica necessaria; arte non è nuova a fenomeni del genere basterebbe pensare ad un Ligabue, ad un Giuseppe Benvissuto nel campo della pittura, oppure ad un Rapisardi o un Colombo o un Tempio o al nostro Sugameli nella poesia .Fenomeno, cui attribuisce interessamenti divini , è tutto ciò che può essere spiegato con la razionalità, con la tecnica o la logica dell’uomo comune; esso rappresenta una logica perversa che scaturisce dal “caso “ democritiano o dalle viscere irrazionali del pensiero umano che, per vie imperscrutabili e attraverso un concatenarsi di atomi speculativi scatenano nuove filosofie del segno o un nuovo impiego, sicuramente più opportuno e lungimirante, della parola. Certamente l’illusione e l’inconscia introspezione evolutiva giocano un ruolo determinate nella progettazione e nel risultato; tutto funziona come l’accensione di una lampadina dopo una notte di stare al buio; lo stesso artista, eterno bambino prova meraviglia. Com’è altrimenti possibile, ci riferiamo ovviamente al pittore qui preso in esame, che all’improvviso egli sente,senza averne piena coscenza,la necessità di abbandonare le sue opere prettamente Naive,formali per quanto si voglia , ossessivamente monocromatiche e di chiara consistenza verista nella quale vene portata a mito la civiltà contadina, quasi recupero memoriale di millenni di storia, per poi, in un attimo di follia tradire quella sagra di eroi poveri e passare al policromatico sfavillante, dai contrasti epatici e dai contenuti quasi surreali eppure cosi profondamente umani?
In esse tu senti il fuoco craterico del sole, la foschia gelatinosa di Venere, la polvere-talco della Luna,le montagne levigate di pianeti immaginari, e fasce di colori quali occhi umani, sensazioni personificate che si intrecciano,e dialoghi di vecchi mondi che, seduti accanto al fuoco del tempo, raccontano storie di fatti mai accaduti ma che forse insisteranno nell’eterno del dopo diluvio.
Segni corposi eppure eleganti, pieni,legati da curve, angoli, spigoli, ed ancora strade sospese nel vuoto, ed ancora giganteschi occhi, sfide di equilibri,trapezi di idee , ed ancora spazi,sfrenato senso di libertà,
di librarsi oltre la densità della nostra aria; surreale e metafisica che si incontrano, si amano e poi si dissolvono dividendosi; uno strano amplesso di “yn”e “yan” tradotto in emozioni ; impressioni di viaggio siderale oltre i confini della realtà del nostro tempo e del nostro spazio;un fascino che sa di malia, di formule magiche proprio come il colore degli Impressionisti , come il loro essere informali e come loro anche il nostro naviga nel “ plain air “ morboso, sensuale e stimolante.
Forme e linguaggio che ti lacerano il cervello eppure così profondamente poetiche,che t’ischio-dano,ambigue e fantastiche come canto di sirene. Ecco, tutto questo ,almeno nell’aspetto esteriore ,rientra a pieno titolo nella nuova corrente dello Impressionismo Dianoetico che nasce, e vuole affermarsi, come ricerca di una nuova realtà alfine di identificare “ il vero reale del reale “attraverso la conoscenza,fagocitata dalla ricerca di due elementi opposti tra loro ma che raggiungono, in una dimensione libera , lo stesso effetto pittorico:Il ” Lontano Ravvicinato” e il” Vicino Allontanato “(G.Grimaldi ) ,pur restando sempre valido il concetto che l’arte è,e rimane ,dote naturale e istinto agitati dal non chetabile impulso inconscio ,elementi questi senz’altro propedeutici ed in eludibili per giungere allo studio e alla perfezione voluta dalla mente nella sua eterna attività speculativa .Grimaldi osserva che “ la fusione di questi due elementi crea una grave tensione e cosi alcune forme si deformano allontanandosi dalla realtà , ma nello stesso tempo rappresentandola pienamente e originando diverse varianti. In questo insieme la realtà subisce un processo di rivisitazione ,cioè viene parcellizzata, si identifica ogni piccolo movimento, proprio come nell’impressionismo,sia soggettivo che oggettivo “. Noi aggiungiamo che va focalizzata l’esaltazione del fenomeno realistico nel quale il colore e la luminosità sono essenziali. Continua la Grimaldi: Gli spazi si riempiono di contorni per dare vita e movimento a tutto ciò che li circonda. Forme astratte si susseguono a forme finite, le immagini vengono alterate e si ridefiniscono ,in modo originale e creativo;ne consegue che alcuni aspetti di luce, di forma e di colore, nonché la loro stessa collocazione nello spazio , assumono connotazioni di ricerca onde pervenire al reale del reale fino al vero reale”.
Quindi ogni colore, ogni forma, ogni piccolo riflesso di luce si adegua al proprio spazio trasferendo equilibrio all’insieme raffigurato nel suo singolo contesto ; per cui , quello che si “ vede “ può essere diverso da quello che si” sente “.L’unione di queste due forze opposte può dare origine a forme astratte e materiche, a forme finite o indefinite,così come forme di colore possono emergere dagli spazi più scuri per indicare un grande dolore o dagli spazi più chiari per dichiarare la più grande passione e provocare una forte emozione. Insomma,partendo da processi fenomenici,venivano a trovarci nel più aperto contesto della Psicanalisi dell’Arte. Lo scenario rimane , comunque, quello degli spazi delimitati da linee che prendono forma e colore con nuove contrapposizioni, cioè che ogni cosa da assume la sua forma nel rispetto della realtà consapevole di appartenere allo spazio assegnato dallo stesso spazio.
“Impressionismo Dianoetico “ è scavare il reale per poter capire il reale in modo che la nuova realtà diventi chiaramente visibile; essa vuole rappresentare la sublimazione di sé stessa ed è venuta spontaneamente fuori quasi dal nulla, inaspettata e insospettata pur sapendo che era già lì da sempre.
Da un punto di vista squisitamente letterario o etimologico Il concetto Dianoetico deriva da Dianoia.
Il pensiero Dianoetico va riferito all’indagine e alla dottrina filosofica relativa al problema della conoscenza, cioè della verifica della forma e dei limiti dell’attività conoscitiva umana. Aristotele fece studi profondi in tal senso, avendo particolare riguardo all’attività mentale che viene messa in atto dalla dianoia,cioè dal pensiero discorsivo il quale scinde, nella qualità giudicante del soggetto e del predicato,l’unità del pensiero poetico, cioè dell’intuizione intellettuale della mente. Nelle virtù dianoetiche poggia la morale aristotelica (arte- scienza- saggezza-sapienza- intelletto) che, a differenza di quell’etica, attinente più propriamente all’attività pratica va a riferirsi al retto comportamento della ragione conoscitiva in ogni forma della vita... Volendo trasferire, com’è d’obbligo in questo caso la tesi aristotelica dal campo filosofico alla pittura, possiamo dire che si tratta di una vera e propria traslitterazione, cioè la trascrizione , o meglio l’illustrazione, di una realtà diversa d’originale in modo tale da giungere alla realtà vera sulla base della conoscenza conscia o inconscia , dunque interpretazione di un concetto di un Noema che deriva da Noesi , conoscenza intellettuale , sapere intuitivo da distinguersi da quello discorsivo . Pluralità di atti , come asseriva Hasserl- (1920) , con i quali si giunge a prendere coscienza dell’oggetto dell’esperienza attraverso il GIUDIZIO- IL RICORDO – LA PERCEZIONE. 1 |